vabbe', non esageriamo... però per me è molto importante.
Ci siamo conosciute quando ero piccola, lei era intima amica di mia madre e mia nonna. A volte mi svegliavo presto, al mattino, quando tutto il resto della casa dormiva, tranne mia mamma che soffre d'insonnia. A volte trovavo la mamma con davanti una tazza di latte ed un romanzo giallo, nel silenzio delle colazioni solitarie e lente che anch'io amo. Ma a volte la trovavo con lei.
Mia mamma è stata autodidatta, e a mia nonna ha insegnato sua suocera.
Trovavo la mamma che impastava farina e zucchero e uova o farina, uova e sale. O cucinava, alle sei del mattino, carne lessa o arrosto. Forse per questo amo le colazioni salate, e difficilmente un odore di cucina al mattino mi infastidisce.
Così, l'ho conosciuta presto. A volte aiutavo mia madre o mia nonna, e questo me la rendeva più familiare, anche se mai amica intima.
Ha sempre avuto un ruolo molto importante per me. Mia nonna era sempre in cucina, a preparare pasti che sembravano fatti per famiglie intere, a lavare chilate di verdura, ad impastare chilate di polpette. Ogni anno a Pasqua decine e decine di pastiere. Una volta, mio fratello andò in un allevamento di polli a comprare 250 uova per le pastiere della nonna e i gestori pensavano li stesse prendendo in giro. Altre volte, decine e decine di pizze marinare alte alte di pasta. E il pane.
Solo la carne di cavallo detestava, la carne di cavallo che in Salento si mangia tanto spesso (ma non a casa mia).
E mia mamma non era da meno. Ricordo tanti aneddoti sulla sua cucina.
Non mi lasciavano mai fare molto, tanto che fin da piccola mi sono specializzata nella decorazione dei piatti per gli ospiti. Fettine di limone, spicchi di pomodoro, olive, foglie di lattuga, menta, basilico, arancio. La mamma aveva paura che combinassi danni, la nonna non voleva che mi annoiassi e diceva sempre che avrei imparato quando mi fossi sposata.
Ma poi sono andata all'università, e lì mi sono resa conto di non saper cucinare. Mi piaceva, ma non lo sapevo fare.
Per mesi ho vissuto di pasta al sugo o al gorgonzola (di questa ricetta ero fierissima, me l'aveva insegnata una cugina), hamburger o fettine di vitello, piselli surgelati. Poi ho scoperto i risotti in busta, le carote precotte. Il tonno in scatola.
Durante il primo anno di università un amico venne a trovarmi da Bologna. Gli preparai un risotto in busta e del pollo alla pizzaiola, imparato a fare durante le ultime vacanze. Troppo cotto. Mi sembrava un piatto speciale per il mio ospite. Lui ebbe pietà e mangiò tutto anche ringraziandomi.
Poi ho imparato, pian piano. Dalle coinquiline, dai giornali di ricette, dalla mia famiglia.
Ho imparato a fare il risotto e l'insalata di riso. Sapevo fare la panna cotta, ed ho imparato il tiramisù dalla ragazza di uno dei miei fratelli. Ho imparato la pasta con le zucchine, con piselli e speck. Erano anche dei modi per mangiare della verdura. Con calma, con pazienza e con amore ho imparato a cucinare. Un po' anche per istinto di sopravvivenza. Mi manca ancora il pesce e sulle carni non sono particolarmente ferrata. Imparo.
Però adesso so fare anche il sushi (con il pesce affumicato, che è più saporito!).
Ho scoperto cosa c'è alla base della cucina: fare a pezzetti, mescolare, riscaldare. I tempi di cottura li misuro con l'istinto, anche per la pasta. Sono curiosa e mischio. Sono golosa, e provo.
Sono innamorata, e mi perdo.