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Blogger: Jeanette
Nome: Jeanette
una cuoca dilettante, una mistica malriuscita, una bambina impertinente (ma mai abbastanza), una donnina piccina picciò, una maestrina con la matita rossebblù, una gatta, ma solo di notte, nata sotto i segni del capricorno e dell'ariete, del gallo e del bradipo, colori che esplodono, logica che implode, duro granito, fragile glassa, una curiosa irriverente, una timida addomesticata, una canzone, un libro, un sospiro, volontà cocciuta cocciuta cocciuta
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venerdì, 19 gennaio 2007

Prendete uno spicchio d'aglio. Non è il caso di tritarlo o spezzettarlo, perché non a tutti piace trovarselo in bocca. Fategli però tanti taglietti, oppure schiacciatelo un po' in modo che possa liberare il suo profumo, e mettetelo a soffriggere in olio caldo.

Quando avrà preso colore e la vostra cucina profumerà (beh, se l'aglio non vi piace, non è colpa mia, saltate questa parte), aggiungete un paio di pomodori secchi tagliati a striscioline, e poi delle sovracosce di pollo (ne ho contate una e mezzo per persona).

Anche il pollo prenderà colore, abbassate la fiamma in modo che liberi i suoi succhi, si rosoli e si caramelli ben bene, diventando bruno. Quando si sarà un po' asciugato, aggiungete uno spruzzo di vino, fatelo evaporare.


Sentite i profumi che cambiano. Rigirate il pollo ogni tanto.


Quando il profumo vi soddisferà e il vino si sarà cotto, aggiungete allora rosmarino, maggiorana, una foglietta d'alloro, coriandolo e un pizzico di peperoncino o polvere di peperone dolce (a me la fornisce la CalabraCoinqua, sinceramente non so nemmeno se la si trovi nel banco delle spezie), oppure aggiungete le spezie che avete e che vi piacciono. E altri pomodori secchi tagliati a striscioline.

Lasciate cuocere sempre a fuoco lento, aggiungete mezzo bicchiere d'acqua se si sarà seccato. E il sale, ma solo a fine cottura, perché i pomodori secchi sono molto saporiti e non vorrete sbagliare, vero? Non ora che avete raggiunto l'armonia dei sapori.

postato da: Jeanette alle ore 09:39 | Link | commenti (2)
categoria:secondo, pollo, pomodori
giovedì, 04 gennaio 2007

Pare sia finlandese. Pertanto, potete anche prepararla roteando un porro e cantando "Eàtsa Tsa Parelì Parelà Landì Parelì Landì Standù Larì Pidapilà Larù Padirù Pirà Anguricangù Caeachiridangù", ma non so quanto vi convenga. Meglio avere le mani libere...


E se non capite la citazione, cercate LOITUMA LEEK su YouT*be e diventate addicted anche voi...


Ma intanto procuratevi due rotoli di pasta frolla (volete farla a mano? Nessun problema, ci sono in giro un sacco di ricette...ma io non so impastare ).

Poi 400 grammi di composta di mirtilli (oppure un sacchetto di mirtilli congelati e un centinaio di grammi di marmellata), da mescolare con un uovo, zucchero a piacere, 100 g di panna da cucina, una scorzetta di limone e un paio di cucchiai di farina, se lo riterrete necessario.


Foderate la teglia di carta da forno e disponete il primo rotolo di sfoglia, che poi riempirete con il ripieno preparato. Coprite con l'altra frolla, e rigirate i bordi in modo da sigillare la torta. Dopodiché praticate dei bei tagli come raggi di sole, in modo che la torta somigli a quella di Nonna Papera. Un virtuosismo non da poco potrebbe essere, infine, spennellare con l'uovo la superficie della torta prima di metterla in forno, ma non è indispensabile.


Mettete in forno a 200° per una ventina di minuti, o comunque fino a quando non sarà bella dorata.


Servitela con panna montata e, aspettando che si raffreddi, cantate tutti Leva's Polka insieme a me...


Nuapurista kuulu se polokan tahti jalakani pohjii kutkutti.

postato da: Jeanette alle ore 08:55 | Link | commenti
categoria:dolce, panna, mirtilli, frolla
lunedì, 23 ottobre 2006

Ecco come nel weekend ho deliziato la Nympha e l'amica Irael.


Tagliate a rondelle un porro e a pezzettini una cipolla dorata non tanto grande. Mettete a soffriggere in una pentola con un po' d'olio extravergine d'oliva fin quando non avranno il colore del sole settembrino.


A questo punto aggiungete un bel paio di etti di carne macinata e altrettanta pancetta dolce (fsssss, faranno nella pentola, un rumore che fa godere l'orecchio, un profumo che solletica il naso). Lasciatele rosolare un po' e poi aggiungete un goccio, ma proprio un goccio, di vino bianco e fate tirare. Condite la carne con quel che vi pare: sale (non troppo, ché poi ci metterete la soia salata) e pepe, curry, cumino, coriandolo... Un cucchiaio o due di salsa di pomodoro, se vi va.


Nel frattempo preparate una salsa con vino bianco, salsa di soia salata (visto?) e maizena. Sciogliete a freddo la maizena, altrimenti farà dei grumi terribili.


Lasciate alla carne e al porro il tempo di prendere il sapore, come la Nympha insegna. A fine cottura, versate la salsina, date un altro paio di mescolate, fate riposare.


Stendete la sfoglia in un tegame (uso quella pronta, ché farla è troppo difficile) e poi versateci sopra questo buon ripieno. Richiudete o lasciate così com'è e mettetela in forno a dormire. Il profumo vi sveglierà. 

postato da: Jeanette alle ore 12:34 | Link | commenti
categoria:piatto unico, porri, sfoglia
mercoledì, 30 agosto 2006

Questa e' la ricetta di una cosa veloce da preparare che potete lasciare nel microonde mentre fate altro.

Per due persone:

un kilo di pollo in parti (ali, cosce, sovraccosce)

una decina di pachino

erbette varie, sale e pepe

prendete il pollo e sciacquatelo, poi cospargetelo di erbette, salatelo per bene (soprattutto sulla pelle che cosi' diventa croccante) e poi un po' di pepe. Mettete tutto in un recipiente dai bordi alti, non di metallo, che possa entrare nel microonde e coprite coi pomodorini tagliati a meta', precedentemente sgocciolati e con meno liquido possibile.

35min a potenza massima, quando finisce il tempo scolate 3/4 del grasso del pollo e servite.

bacibaci, Lilla

postato da: LillaTrilla alle ore 13:35 | Link | commenti
categoria:estate
venerdì, 25 agosto 2006

Somiglia un po' a un gazpacho, mi dicono. Ché poi non so nemmeno come si scrive, né come si fa (la ricetta sarà la benvenuta qui! Quindi, anime pie...)


Necessita innanzitutto di un frullatore e di un colino.


Poi, per quattro persone, di un chilo di pomodori maturi.

Apro una parentesi: se le melanzane si pensava portassero la follia, invece i pomodori, arrivati dall'America nel XVI Secolo, erano ritenuti afrodisiaci. Molto usati nei filtri d'amore, furono inizialmente chiamati pomi d'oro (da cui il nome che hanno oggi) o pomi d'amore in italiano, love apple in inglese, pomme d'amour in francese e via dicendo e via discorrendo. Oggi, con l'eccezione dell'italiano, viene riutilizzato il termine tomatl in tutte le sue variazioni.

Inizialmente, questo dolce paradiso di gusto traboccante vitamina C era considerato solo una pianta ornamentale, da donare alla dama che si amava. Un po' come le rose per noi (anche quelle si possono mangiare, ma questo è un altro capitolo). E comunque, era uno spreco!


Aggiungete un peperone giallo o metà, secondo il vostro gusto, un gambo di sedano, qualche foglia di basilico (ma anche del pesto, se ne avete, va bene), sale e pepe. Mettete tutto nel frullatore e frullate.


Fate passare il tutto attraverso un colino, per eliminare le pellicine e i fili del sedano.


Servite (se volete, dopo aver aggiunto un filo d'olio) con dei crostini di pane e dei formaggi freschi (burrata, giuncata...) che ci stanno una meraviglia.

postato da: Jeanette alle ore 08:30 | Link | commenti
categoria:primo, pomodori, zuppa
sabato, 22 luglio 2006

Le Melanzane di SuperC sono comparse su Chocolat la scorsa estate, ma ieri le ho riproposte a casa seguendo la ricetta a memoria, e mi hanno davvero dato soddisfazione.


Per tre o quattro persone, prendete una bella melanzana cicciotta, tre o quattro pomodori maturi, ma non troppo, una mozzarella da 200-250g, farina, basilico, olio e sale.


Le melanzane arrivarono in Sicilia intorno al 1300, dall'Oriente. Inizialmente si dava poca fiducia a questo ortaggio, che veniva chiamato mela insana (da cui il nome odierno) perché ritenuto portatore di "melanconici umori" e - udite udite - di sfrenata lussuria (così diceva Ibn Botlan nel Tacuinum Sanitatis). In verità, l'unica accortezza è che dovrebbe essere mangiata quando è matura, e possibilmente cotta, per ridurne l'apporto di solanina.


Tagliate le melanzane a fette di mezzo centimetro di spessore e, se sono acerbe e amare, mettetele sotto sale per una ventina di minuti prima di risciacquarle e asciugarle bene.

Infarinatele leggermente e friggetele in olio ben caldo finché non avranno il colore dell'estate incrociata all'autunno, poi mettetele su carta da cucina per assorbirne l'unto. Salatele a piacere.


Intanto, tagliate a fette anche la mozzarella e i pomodori.


Staccate qualche foglia dal basilico sul balcone (non avete una pianta di basilico sul balcone? Malissimo!) e ricordatevi di ringraziarlo e innaffiarlo abbondantemente. A lui non fa molto piacere che lo tagliuzziate, il minimo che possiate fare è essere riconoscenti! Insomma, prendete qualche foglia di basilico e lavatela bene!


Disponete le fette di melanzana su un bel piatto, di quelli da pizza, magari sovrapponendole leggermente a formare un rosone. Metteteci sopra la mozzarella e poi i pomodori. Infine, decorate con il basilico. Se necessario, aggiustate di sale.


Non sono un'esperta di vini, ma un bianco ghiacciato ci sta sicuramente bene. O almeno, ieri sera era la morte sua...

postato da: Jeanette alle ore 11:46 | Link | commenti (3)
categoria:estate, antipasto, melanzane, pomodori, mozzarella
lunedì, 03 luglio 2006
Penso di poter orgogliosamente dire di conoscere Jeanette abbastanza bene e forte di questa sicurezza posso anche ragionevolmente affermare che è poco ferrata sull'argomento alcolici e non sa cosa si perde perchè poche cose in cucina sono soddisfacenti come il poter dire "assaggia un po' di questo liquore, lo faccio io"

Purtroppo il risultato di questa ricetta si saprà solo tra 16 giorni, ma prometto un aggiornamento.

Ingredienti:
  • 15 grosse albicocche mature
  • un baccello di vaniglia
  • alcool per liquori (ma anche la grappa va bene, l'importante è che abbia più di 45°)
  • 400g di zucchero
L'esecuzione:
Passate con una pezzuolina umida le albicocche, snocciolatele e raccoglietele in un vaso piuttosto capiente insieme con il baccello di vaniglia; copritele a filo con l'alcool per liquori.
Tappate il vaso e tenetelo al sole per quindici giorni.
Trascorso questo tempo preparate dello sciroppo facendo bollire, per 10 minuti, 300g di acqua con lo zucchero, lasciatelo raffreddare, poi versatelo nel vaso delle albicocche, dopo aver tolto il baccello di vaniglia.
Fate riposare il tutto per altri 3 giorni, quindi filtrate attraverso una garza e un colino, ottenendo il liquore che chiuderete in una bottiglia.

Questo liquore è pronto subito, ma si conserva anche per una anno. è ottimo servito ghiacciato a fine pasto.
postato da: Fafhrd alle ore 20:51 | Link | commenti (2)
categoria:liquori
martedì, 20 giugno 2006
vabbe', non esageriamo... però per me è molto importante.

Ci siamo conosciute quando ero piccola, lei era intima amica di mia madre e mia nonna. A volte mi svegliavo presto, al mattino, quando tutto il resto della casa dormiva, tranne mia mamma che soffre d'insonnia. A volte trovavo la mamma con davanti una tazza di latte ed un romanzo giallo, nel silenzio delle colazioni solitarie e lente che anch'io amo. Ma a volte la trovavo con lei.


Mia mamma è stata autodidatta, e a mia nonna ha insegnato sua suocera.


Trovavo la mamma che impastava farina e zucchero e uova o farina, uova e sale. O cucinava, alle sei del mattino, carne lessa o arrosto. Forse per questo amo le colazioni salate, e difficilmente un odore di cucina al mattino mi infastidisce.


Così, l'ho conosciuta presto. A volte aiutavo mia madre o mia nonna, e questo me la rendeva più familiare, anche se mai amica intima.


Ha sempre avuto un ruolo molto importante per me. Mia nonna era sempre in cucina, a preparare pasti che sembravano fatti per famiglie intere, a lavare chilate di verdura, ad impastare chilate di polpette. Ogni anno a Pasqua decine e decine di pastiere. Una volta, mio fratello andò in un allevamento di polli a comprare 250 uova per le pastiere della nonna e i gestori pensavano li stesse prendendo in giro. Altre volte, decine e decine di pizze marinare alte alte di pasta. E il pane.


Solo la carne di cavallo detestava, la carne di cavallo che in Salento si mangia tanto spesso (ma non a casa mia).


E mia mamma non era da meno. Ricordo tanti aneddoti sulla sua cucina.


Non mi lasciavano mai fare molto, tanto che fin da piccola mi sono specializzata nella decorazione dei piatti per gli ospiti. Fettine di limone, spicchi di pomodoro, olive, foglie di lattuga, menta, basilico, arancio. La mamma aveva paura che combinassi danni, la nonna non voleva che mi annoiassi e diceva sempre che avrei imparato quando mi fossi sposata.


Ma poi sono andata all'università, e lì mi sono resa conto di non saper cucinare. Mi piaceva, ma non lo sapevo fare.


Per mesi ho vissuto di pasta al sugo o al gorgonzola (di questa ricetta ero fierissima, me l'aveva insegnata una cugina), hamburger o fettine di vitello, piselli surgelati. Poi ho scoperto i risotti in busta, le carote precotte. Il tonno in scatola.


Durante il primo anno di università un amico venne a trovarmi da Bologna. Gli preparai un risotto in busta e del pollo alla pizzaiola, imparato a fare durante le ultime vacanze. Troppo cotto. Mi sembrava un piatto speciale per il mio ospite. Lui ebbe pietà e mangiò tutto anche ringraziandomi.


Poi ho imparato, pian piano. Dalle coinquiline, dai giornali di ricette, dalla mia famiglia.


Ho imparato a fare il risotto e l'insalata di riso. Sapevo fare la panna cotta, ed ho imparato il tiramisù dalla ragazza di uno dei miei fratelli. Ho imparato la pasta con le zucchine, con piselli e speck. Erano anche dei modi per mangiare della verdura. Con calma, con pazienza e con amore ho imparato a cucinare. Un po' anche per istinto di sopravvivenza. Mi manca ancora il pesce e sulle carni non sono particolarmente ferrata. Imparo.


Però adesso so fare anche il sushi (con il pesce affumicato, che è più saporito!).


Ho scoperto cosa c'è alla base della cucina: fare a pezzetti, mescolare, riscaldare. I tempi di cottura li misuro con l'istinto, anche per la pasta. Sono curiosa e mischio. Sono golosa, e provo.


Sono innamorata, e mi perdo.


postato da: Jeanette alle ore 21:23 | Link | commenti (3)
categoria:prosa